Categoria: psicoterapia

Coppia e Covid: come giostrarsi in pandemia

Coppie e Covid: come giostrarsi in pandemia

La lontananza a cui ci ha costretti la pandemia da Covid ha messo alla prova molte coppie, ancora di più quelle già in crisi.

Non potersi parlare infatti, se non attraverso il telefono o in tempi limitati, logora e lascia troppo spazio a un pensare solitario; spesso ci si trova infatti ad immaginare conversazioni che non vengono affrontate, continuando a rimanere in uno stato di ambivalenza e disagio.

Cosa fare allora davanti all’impossibilità di un dialogo di persona:

  • non lasciarsi andare al rimuginio, la cosa più difficile… il pensare ossessivamente a ciò che non va non porterà alla soluzione;
  • cercare un confronto con altre modalità, la tecnologia ci sta aiutando in questo, soprattutto nell’ultimo periodo;
  • non lasciare andare i non detti; non dire le cose (per orgoglio o per non sembrare tediosi) servirà soltanto a rimuginarci sopra in attesa del prossimo contatto, col rischio di arrivare esasperati.

Se la lontananza forzata di questo periodo crea disagio, può essere utile avvalersi di un percorso (di coppia o individuale) che aiuti a comunicare i propri vissuti, cosa complessa in tempi normali, ma ancor di più in un momento storico come questo.

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Covid e Panico

Covid e Panico

L’attacco di panico varia da persona a persona: alcuni possono lamentare respiro affannoso o battito cardiaco accelerato, mentre altri possono descrivere reazioni per lo più emotive come preoccupazione o paura.

Purtroppo il respiro affannoso è un’esperienza comune ad ansia, attacchi di panico e COVID-19, in tal senso la pandemia non fa che aggiungere preoccupazione a chi già ne è investito.

E’ bene ricordarsi che l’attacco di panico ha una durata limitata, dai cinque minuti ad un’ora al massimo; ha quindi un tempo limitato rispetto alla sindrome da Coronavirus che come sappiamo ha tempi più lunghi.

Se ad uno stato ansioso si aggiunge la paura legata alla pandemia potrebbe essere un’occasione per approfondire (ed alleviare) i propri vissuti.

A volte bastano pochi incontri con uno specialista per ricevere quella spinta necessaria a riprendere la quotidianità senza l’angoscia pervasiva di questo periodo storico: ricordiamoci che anche il solo verbalizzare le proprie paure le rende più deboli.

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Crisi d’ansia

crisi d'ansia

Crisi d'ansia

Una crisi d’ansia segnala qualcosa che sarebbe meglio non ignorare.

Al di là dei sintomi più conosciuti (tachicardia, tremore, senso di soffocamento, nausea, paura di morire o di impazzire), l’ansia o il panico ci comunicano sempre attraverso il corpo che sarebbe meglio fermarsi per comprendere quale periodo della nostra vita stiamo vivendo.

Potrebbe trattarsi di un cambiamento interiore o relazionale, una perdita, sensi di colpa, ma anche il segnale di un percorso che è arrivato a non soddisfare più e che andrebbe forse modificato.

In terapia si può decidere di affrontare in primis i sintomi ‘fisici’, tramite tecniche di rilassamento e attraverso una rimodulazione dei pensieri negativi invasivi; questo consente di affrontare le giornate senza la paura bloccante che caratterizza lo stato ansioso.

In seguito si cerca di capire come si è arrivati al limite, come interagire coi sistemi che ci circondano (lavorativo, familiare ecc.) e soprattutto in che modo possiamo funzionare per una maggior efficacia sui contesti della nostra vita, al fine di modificare ciò che è in nostro potere.

Parlarne a casa o con amici fidati è sicuramente un aiuto prezioso, ma non sufficiente.

Se si ha necessità di uscire da un contesto sofferente come una relazione complessa o un’ansia bloccante, il percorso terapeutico permette di raggiungere una consapevolezza a volte inaspettata, prendere decisioni rimaste ‘in cantiere’, rimodulare i propri comportamenti di fronte a situazioni difficili da gestire e soprattutto capire meglio come prendersi cura di sé.

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Relazioni sbagliate

relazioni sbagliate

Relazioni sbagliate

Trovarsi in una relazione non appagante, soprattutto in un periodo di frequentazione limitata come questo, può portare a un malessere su cui però vale la pena porre attenzione.

Ricordiamoci che una dipendenza potrebbe essere anche “positiva” se all’interno di una relazione serena e ricambiata, ma nel caso di un rapporto non reciproco e frustrante, la dipendenza che ne deriva può diventare tossica;
si annidano pertanto vissuti di tristezza e svalutazione di sé, paura di essere abbandonati, trascuratezza di tutti gli altri ambiti della propria vita (amici, progetti, ecc.): questi sono solo alcuni esempi di una relazione che non rende felici.

Un percorso terapeutico aiuta a capire perché si rimanga all’interno di un rapporto invischiato e soprattutto a lavorare sulla propria autostima che se carente, è spesso correlata al mantenere relazioni disfunzionali.

Lo scopo non è agire sul partner, ma comprendere le risorse che ognuno ha ed il proprio valore.

Parlarne a casa o con amici fidati è sicuramente un aiuto prezioso, ma non sufficiente.

Se si ha necessità di uscire da un contesto sofferente come una relazione complessa o un’ansia bloccante, il percorso terapeutico permette di raggiungere una consapevolezza a volte inaspettata, prendere decisioni rimaste ‘in cantiere’, rimodulare i propri comportamenti di fronte a situazioni difficili da gestire e soprattutto capire meglio come prendersi cura di sé.

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Separazione

Separazione

Cosa succede dopo una separazione:

Qualunque separazione di coppia, sia essa di lunga data o no, assomiglia in tutto e per tutto ad un lutto; e come ogni lutto ha delle fasi di transizione.

Negazione: ci si rifiuta di credere alla rottura della relazione.

Rabbia: caratterizzata da un risentimento verso l’ex partner, motivo per cui si cerca un confronto spesso accusatorio.

Negoziazione: è una fase delicata e se ben elaborata, si interiorizzano anche le proprie eventuali responsabilità; si tratta di una rilettura più razionale del proprio rapporto.

Depressione: è una parte necessaria in cui si è consapevoli che non si tornerà più insieme, spesso fatta di alti e bassi. In questa fase si cominciano a mettere in campo le risorse emotive e cognitive per affrontare i vissuti di tristezza e solitudine.

Accettazione: c’è una ripresa dell’umore, maggior progettualità e un cominciare a pensarsi senza quella persona; si è pronti a ricevere aiuto da coloro che fanno parte della propria cerchia di affetti.

Per quanto doloroso, l’essere lasciati può essere accompagnato da un percorso terapeutico che aiuti non solo ad affrontare la perdita, ma anche a comprendere le dinamiche della relazione passata, in modo da non ripetere quegli schemi comportamentali che non funzionano o che fanno sentire in trappola.

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